Giuseppe Marmo il 6 Febbraio 2009

Marmo a Buenos Aires

Marmo a Buenos Aires

Ci è stato rivolto un appello per rintracciare alcuni Marmo in Argentina. Martina Marmo e i suoi fratelli, di Acerenza in provincia di Potenza, cerca alcuni parenti di cui ha perso i contatti. Si tratta di Luigi Marmo, che suona il violino, Michele Marmo che fa il taxista a Buenos Aires, la sorella Amelia che ha sposato Pedro e zia Rosina.

Se qualche Marmo di buona volontà che si trova in Argentina, avesse la possibilità di recarsi presso qualche consolato, oppure qualche Marmo in Italia che potesse comunicare con dei parenti in Argentina, desiderassero aiutare Martina, può contattarci su questo sito.

Forza, dimostriamo che i Marmo sono in grado di venire in aiuto ad altri Marmo.

Giuseppe Marmo il 30 Gennaio 2009

Angelo e Francesco Marmo

Angelo e Francesco Marmo

José Carlos Quartieri ci ha inviato una piacevole storia di emigrazione di Marmo da San Rufo verso il Brasile, allegando anche due belle foto. Pubblico questa e-mail riportandone il testo originale, perchè credo che il lodevole sforzo di José di scrivere in italiano e farsi comprendere nonostante le difficoltà della lingua italiana vada premiato.

Storia della mia Famiglia

Ciao Giuseppe, come stai?
Grazie per fare quasto sitio, che è un medio di tutti i Marmo del mondo si conoscere. Io sono in San Paolo, Brasile.
Questa è un poco della storia della mia famiglia.
Il mio bisàvolo si chiamava Giuseppe Marmo come te e la mia bisàvola Raphaela Palladino. I due erano di San Rufo. Essi tenevano due figli: Angelo, natto in1892 e Francesco, natto in 1894, che èra il mio nonno. Raphaella è ucisa quando il mio nonno era molto piccolo. Giuseppe lasciò i figli con i suoi padri e suoceri in San Rufo e venuto a Brasile. Dopo ha sposato Maria e averanno più undici figli.
Dopo nascere il primo figlio brasigliano, Giuseppe ritornò a San Rufo per cercare i due figli e portarono i due a Brasile. Francesco si ha tornato carpentiere.

Angelo, Giuseppe e Francesco Marmo

Angelo, Giuseppe e Francesco Marmo

Francesco ha sposatto Maria di Biasi (la mia nonna) cerca di 1916 e averano 8 figli. Una di questi figli, la mia madre, si chiamava Itália Marmo. Francesco è uciso in 1963 e mài ritornatto a Itália come sognava.
Questo é un pòco della storia di mio nonno e della mia famiglia, oriundi da San Rufo. Le fotografie che ti porto sono da San Rufo, cerca di 1900. Ha una con Giuseppe (il padre), Angelo e Francesco e altra anche con Angelo i Francesco con altri bambini. Angelo Marmo (di Matalena) me ha detto che si ricorda de avere ascoltato che la sua bisàvola Teresa aveva un fratello, che si chiamava Giuseppe, che aveva partito da
San Rufo a Brasile e dopo ritornato a San Rufo per portare i suoi figli a Brasile.
Salute a tutti i Marmo del mondo.

Giuseppe Marmo il 28 Gennaio 2009

Oggi abbiamo raggiunto 250 iscritti al nostro sito e al nostro gruppo su Facebook (clicca qui). Il risultato è sorprendente e ci spinge a continuare su questa strada. Vogliamo però invitare tutti quanti a propagandare il nostro sito e il nostro gruppo su Facebook presso altri Marmo che ancora non si sono iscritti.

Ricordo inoltre che è aperta nella colonna a destra del nostro sito la votazione per stabilire la data dell’incontro dei Marmo Nel Mondo.

Per chi volesse tenersi costantemente aggiornato, esiste il Feed Rss del sito e degli Ultimi Commenti .

Giuseppe Marmo il 26 Gennaio 2009

Gustavo Jacobo Marmo

Gustavo Jacobo Marmo

Blanca Lidia Marmo dal gruppo dei Marmo su Facebook (vedi qui), ci ha segnalato suo cugino Gustavo Jacobo Marmo, figlio di Graciella Marmo, che in Argentina è un campione di Jinete, una specialità a cavallo. Sembra proprio vero che i Marmo sono degli ottimi cavalieri. Gustavo è il ragazzo sul cavallo bianco a destra.

Se non sbaglio, e chiedo a qualcuno di poter confermare, Don Orazio Marmo aveva addirittura una scuderia di cavalli purosangue salernitani a Pontecagnano.

Giuseppe Marmo il 25 Gennaio 2009

Portone Marmo

Alla fine del 1600 San Rufo, che non contava mille anime, si presentava con un complesso di abitazioni molto modesto.
Poche erano le case in muratura e ad un sol piano, tutte senza intonaco, molte quelle costruite da uno o soli due vani a livello stradale, parecchie le baracche, parzialmente in legno, mentre alla periferia, e non solo qui, vi erano tuguri dove alloggiava la gente più misera.
Quasi tutte le case avevano la stalla incorporata od affian¬cata all’abitazione ed ai lati dell’ingresso solitamente vi erano murati due o più anelli in pietra per legare i quadrupedi.
Ogni costruzione aveva un limitato numero di finestre, spes¬so prive di vetri, rari i balconi, mentre il soffitto era coperto da embrici tenuti fermi da grosse pietre per proteggerli dall’im¬perversare del vento nei giorni di bora e durante le non infre¬quenti tempeste.  Dietro le porte d’ingresso e dietro le finestre, per ragioni di sicurezza, perché non di rado si verificavano furti, veniva applicata una sbarra di legno (o varra, ‘u varrone) ed in aggiunta un puntello di legno o di ferro per dare maggiore con¬sistenza e resistenza agli infissi.
Poiché la popolazione era costituita prevalentemente da contadini, pastori e piccoli proprietari terrieri la situazione abi¬tativa non poteva essere migliore.
Faceva eccezione la casa della famiglia Pellegrini, l’unica degna di tal nome.
Il paese era attraversato da oriente ad occidente da un comica strada dal nome altisonante di «Corso Maggiore», corri¬spondente agli attuali corsi Mazzini e Garibaldi, che collegava borgo S. Antonio con borgo S. Rocco e costituiva trait d’union dell’asse Calvanello – Casalvetere. Su questo “corso”, stretto ed angusto, si affacciavano case molto modeste e catapecchie che erano l’espressione di una popolazione povera ed arretrata. Il paese si sviluppava prevalentemente a valle e ad occidente di questo corso e l’attuale via XX Settembre costituiva la strada principale perché portava a Diano, del cui Stato S. Rufo face¬va parte.
Il fondo stradale delle varie vie mancavano di tutto, ma non certamente di buche, colme di fango d’inverno e di polvere d’estate, con larghe chiazze di letame delle vicine stalle e trac¬ce palesi del passaggio dì animali. Soltanto quando pioveva le strade si ripulivano parzialmente.
L’attuale via Roma non esisteva come tale, ma era poco più di una mulattiera che collegava il paese alla Grotta e poi, attraverso un disagevole sentiero, raggiungeva la Finocchiara. Il terreno compreso fra il vecchio Municipio e Piazzetta della Pace, privo di abitazioni, degradava rapidamente e senza solu¬zione di continuità sul Corso Maggìore.
A monte della via Roma, l’attuale via Fratelli Bandiera, vi era un gruppo di case isolate, una delle quali tutt’ora in piedi porta inciso sul portale la data del 1625.
Fra la fine del 1600 ed i primi del 1700 furono costruite per la prima volta due case a due piani piuttosto imponenti, una del Barone Rinaldo, feudatario di San Rufo, (poi casa Mattina) e l’altra della famiglia Marmo (ora Spinelli).
Il palazzo Rinaldo, del 1693, posto su un poggio dominante la vallata e di fianco alla chiesa parrocchiale, sul lato ad oriente presentava una costruzione a forma di torretta, poi parzialmen¬te modificata, con tre feritoie, di recente elimìnate, con il com¬pito di difesa vicina del caseggiato. L’imponente portale d’in¬gresso in pietra di Teggiano sormontato dallo stemma araldico della casata ancor oggi si presenta in ottimo stato di conserva¬zione. Sulla sinistra dell’ingresso ampio e quadrato si apre un locale dove a suo tempo vi era il corpo di guardia degli sgherri baronali. Gli altri locali al piano terra, bui e tetri erano utiliz-zati come magazzini. In fondo a destra vi era la prigione, suc¬cessivamente costituente la legnaia. Da uno dei vani laterali della legnaia (locale attualmente adibito a caldaia del termosi¬fone) si accedeva alla vera e propria prigione attraverso una botola ed una scaletta strettissima ancora esistente, percorribi¬le con grande difficoltà.
Il cancello che si vede a destra della scala chiudeva il cor¬tiletto adibito alla quotidiana ora dì aria dei carcerati.
Uno scalone, in pietra di Teggiano, con andamento legger¬mente sinuoso e con scanalature su alcuni gradini per lo scolo dell’acqua piovana, adduce ai piani superiori.
Al primo piano vi era la cucina e l’alloggio del personale di servizio mentre nelle camere esposte a mezzogiorno abitava la famiglia del barone. Sempre a mezzogiorno troneggiava la “galleria”, il salone di ricevimento.
In prossimità della via dell’Arco, dove si trova il Mini Mar¬ket, vi era il “trappeto” (frantoio) per la molitura delle olive, in precedenza della famiglia D’Alitto.
Il palazzo Marmo, appartenente alla famiglia del poeta Ni¬cola Marmo, lo stesso imponente ed a due piani, sorse, non lontano dal palazzo Rinaldo, nel 1713. Ai lati ed al di sopra dell’in¬gresso presenta quattro feritoie, due frontali e due laterali per la difesa vicina. All’interno, sul soffitto, è posto in rilievo lo stemma araldico della famiglia.
Anche l’antica abitazione della famiglia Marmorosa, risa¬lente al 1809, presenta una torretta con sei feritoie. La casa è posta al termine dell’attuale via XX Settembre, dalla quale si staccava la mulattiera che portava a Diano. Costituiva perciò sentinella a difesa del paese per i malintenzionati provenienti da sud-est che in quel tempo purtroppo abbondavano. Dai sot¬terranei, a destra entrando, si staccava un cunicolo che a circa 200 metri sbucava in piena campagna in un terreno di proprietà Marmo, ora Donadeo, consentendo ai perseguitati ed ai briganti di poter sfuggire alle ricerche della polizia del tempo. Si vuole che nel 1860 due briganti siano stati decapitati e le loro teste poste sulla torretta come monito agli altri fuorilegge.
Nessun’altra casa è attrezzata per la difesa vicina, neanche il palazzo Laviano, sorto verso la fine del 1700 nell’attuale piaz¬zetta della Pace, allorché Paolo Laviano successe al barone Ri¬naldo nel feudo di S. Rufo. Anche in questo edificio, a due piani, sul soffitto dell’ingresso è riportata lo stemma araldico della casata.
A piano terra vi erano i locali per il corpo di guardia e le prigioni contraddistinte da strette finestre sbarrate da robuste inferriate.

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Giuseppe Marmo il 21 Gennaio 2009

Giornata della Memoria 2009

Giornata della Memoria 2009

Domenica 25 gennaio alle ore 10:00 nel Real Albergo dei Poveri di piazza Carlo III a Napoli si svolgerà la Giornata della Memoria 2009. La manifestazione, organizzata dall’Associazione 27 Gennaio e dall’Associazione Kodokan Club Napoli, consisterà nella proiezione del film Olimpia a cui seguirà una riflessione sul nazismo e gli anni trenta intorno alle Olimpiadi di Berlino.

Giuseppe Marmo il 16 Gennaio 2009

Stemma Marmo dal Costa Rica

Stemma Marmo dal Costa Rica

Bianca Marmo ha voluto mostrare agli amici del sito lo stemma Marmo che ha realizzato per la sua azienda in Costa Rica a partire dallo stemma originale dei Marmo. Invitiamo gli altri, qualora siano in possesso o conoscessero qualcuno che ha la disponibilità di altri stemmi Marmo originali, a contattarci in modo da poterli condividere con gli altri Marmo.

Cari lettori, mi sono informato presso il Comune di San Rufo e ho avuto conferma che gli archivi comunali vanno dall’anno 1806 in poi. Per informazioni antecedenti al 1806 è necessario consultare gli archivi parocchiali. Chi volesse avere informazioni sui propri antenati e della famiglia  da cui discende può contattarci tramite questo sito: saremo ben lieti di aiutarlo.

Importante: al fine di identificare agevolmente il ramo dei Marmo a cui si appartiene è opportuno specificare il soprannome di famiglia (quello che nel dialetto sanrufese chiamiamo “sterpegna” - vedasi articolo in basso “Origine del cognome MARMO a San Rufo”) o quanto meno nome, cognome e anno di nascita dell’avo di cui si vuole aver notizia.

Invito infine tutti i Marmo interessati a votare nel sondaggio alla destra di questo articolo, al fine di poter scegliere le date migliori per il raduno-festa dei Marmo che si terrà la prossima estate.

Giuseppe Marmo il 9 Gennaio 2009

Stemma Marmo di San Rufo

Stemma Marmo di San Rufo

Grazie all’impegno dell’arch. Filippo Marmo di San Rufo possiamo finalmente pubblicare il primo stemma relativo ad una famiglia Marmo. Lo stemma in questione si trova nel palazzo Marmo di San Rufo (Salerno) ed è il simbolo distintivo del cosiddetto Casato Marmo.

Giuseppe Marmo il 6 Gennaio 2009

Antonio Marmo

Antonio Marmo

Dilaga sempre di più, anche al centro sud, la febbre da “cavallo” per le specialità western di Barrel Racing e Pole Bending. Non si tratta di un virus, ma al contrario di una vera e propria passione contagiosa in fortissima espansione, che richiama ogni anno in tutta Italia cavalli, cavalieri ed amazzoni pronti a destreggiarsi tra barilotti e paletti per aggiudicarsi il podio più alto. Il Barrel Racing, nato in America da un gruppo di donne che volevano seguire le orme e le passioni dei propri mariti nel rodeo, è letteralmente “ la corsa del barilotto ”, ossia un percorso tra 3 barili da superare nel minor tempo possibile.

Simile è la disciplina del Pole Bending, gara di velocità a tempo che si svolge a slalom tra 6 paletti posti a circa 6 metri l’uno dall’altro tra il tifo dilagante del pubblico.

E’ l’affascinante ed intramontabile mondo del rodeo: Capua, Bovalino, Lauria, sono solo alcune delle città che hanno ospitato quest’anno le manifestazioni della “monta western” regalando agli spettatori la tipica atmosfera western tra sport e spettacolo.

La Filiale Italiana della NBHA (National Barrel Horse Association) opera a livello nazionale proprio per promuovere l’attività agonistica western delle specialità di Barrel Racing e Pole Bending.

Da qualche anno, infatti, anche nella zona salernitana è possibile trovare maneggi attrezzati per avvicinarsi e conoscere il mondo “western”. AFFILIATO alla stessa Federazione è l’Erbanito Horse Team di San Rufo (SA), maneggio permanente capeggiato dall’istruttore federale Antonio Marmo, vincitore della medaglia d’oro NBHA (1° classificato Div. I – specialità Pole Bending). Quest’anno a maggio lo rivedremo come da molti anni partecipare al campionato Europeo di Barrel Racing e Pole Bending che si terrà al Salone Del Cavallo Americano di Reggio Emilia.