Angelo, Giuseppe e Francesco Marmo "re Matalena"

Angelo, Giuseppe e Francesco Marmo "re Matalena"

Il sito dei Marmo nel mondo offre molteplici spunti di riflessione che spero nel futuro di poter riprendere ed esplicitare nello spirito di riappropriazione e rielaborazione di quella che definiamo memoria collettiva.
Vorrei subito, però, esprimere qualche considerazione sulla questione dei nomi e soprannomi anche al fine di poter individuare le origini di quanti nel mondo chiedono notizie sul parentado di appartenenza.
In quanto al cognome Marmo, su cui si fanno diverse congetture, forse sarebbe utile consultare il lavoro di E. De Felice “Dizionario dei cognomi italiani” edito dalla Mondadori.
Qualche parola sui soprannomi dei Marmo. Il ricorso ai soprannomi è una prassi antica, a cominciare da Omero “del pelide Achille”. Il nome patronimico del mondo omerico era non solo un elemento di individuazione, ma soprattutto una caratterizzazione del personaggio che spesso si collocava in una dimensione tra l’umano e il divino.
In epoca moderna la generalizzazione dei cognomi e la conseguente estensione degli stessi nell’alternarsi delle generazioni ha posto l’esigenza di individuazione attraverso il soprannome che diventa strumento di caratterizzazione mediante attributi umani, dati biografici o storici ed episodici. Il soprannome nella folta schiera dei Marmo era ed è strumento indispensabile per individuare la casata, la famiglia o la “sterpinia” come si dice in gergo.
Certamente i soprannomi “re (di) Conantonio”, “re peppi re cianni”, “re Paola, re Lueggia, re la Matalena re Rosamaria, re Manueli, re Munziata, re Frussura, li Rocchi, re Suonno, re Filicetto, di Pompei” traggono origine dal nome di un capostipite che contraddistingue un ramo di un parentado molto più vasto.
I soprannomi “malacarna, forte, Puzzulenta, pisciato, trappina o addenieddo” riflettono caratteristiche umane.
Si racconta, infatti, che “malacarna” (cattiva carne) sia stato un soprannome attribuito nella seconda metà dell’ottocento ad un Marmo brigante dalla inaudita ferocia; pare avesse fatto a pezzi un delatore e conservatili in una “peranna” (anfora di creta (argilla) dove si custodiva il salame.
Sono probabilmente legati a circostanze e a episodi i soprannomi come “iascarieddo faruolo, iota, sciaddieco, sciddo, caricchio, zarapella, vessena o crocerasta”.
Anche questa è storia.

(N.d.E.) Sperando che questo interessante articolo di Carmelo Setaro stimoli maggiori approfondimenti nella ricerca dei nostri avi, vi invito a sottoporci ulteriori soprannomi nel caso non fossero ancora stati citati.

3 commenti per “I soprannomi dei Marmo”

  1. Avevano dato un sopranome a mio nonno Michele Marmo da San Rufo “GIULIANO” un sopranome x distinquerlo quando sua nonna Nicoletta Giuliano gli lascio il tabbacchino siccome a San Rufo c’erano parecchi Michele Marmo x distinquerlo gli avevano dato come sopranome il cognome della nonna “GIULIANO”

  2. Sono curioso di avere notizie più perticolareggiate su quel tal Marmo di estrema ferocia, anche se so per certo che non discendo da lui.
    Un caro saluto CARMELO MARMO
    del ramo Marmo di bellosguardo ( Salerno )

  3. Io so che mio nonno era soprannominato “tagghiariedd”(come la pasta) xkè era l’antico soprannome di famiglia…non so se voi avete notizie di questo cognome lì a San Rufo. Io sto a Pisticci, prov. di Matera, se sapete qualcosa rispondete

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